
La scapece gallipolina si presenta in strati dorati e ambrati di piccoli pesci fritti, immersi in una marinata intensa di aceto e zafferano che tinge il pane grattugiato di un giallo caldo. Al naso sprigiona note pungenti e marine, mentre al palato unisce croccantezza e acidità con un retrogusto speziato e persistente. Il pesce, morbido ma compatto, assorbe la marinata regalando un equilibrio sorprendente tra fritto e freschezza. È un assaggio che profuma di porto e di estate, perfetto come antipasto o street food sul lungomare.
Nel Salento ionico, e in particolare a Gallipoli, la scapece è molto più di un piatto: è un rito gastronomico legato alle feste popolari e alla vita dei pescatori. Preparata in grandi tinozze di legno durante le celebrazioni estive, rappresenta una memoria viva della cucina marinara salentina e dell’identità costiera della provincia di Lecce.
Le origini della scapece risalgono probabilmente al Medioevo e derivano dalle tecniche di conservazione introdotte durante la dominazione spagnola, simili all'escabeche iberico. La marinatura con aceto e zafferano permetteva di conservare il pesce fritto per giorni, rendendolo ideale per le comunità di pescatori. Con il tempo la ricetta si è radicata a Gallipoli, diventando una specialità simbolo delle feste patronali estive.
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