
La Cima alla genovese si presenta come un grande arrosto freddo tagliato a fette compatte e colorate, dove la carne di vitello avvolge un mosaico di uova, verdure, pinoli e formaggio. Al taglio rivela un interno ricco e profumato, con note delicate di maggiorana e la dolcezza dei pinoli che contrastano con la sapidità del ripieno. La consistenza è morbida ma strutturata, grazie alla lenta bollitura che compatta la farcia. Viene servita fredda o appena tiepida, spesso come secondo piatto delle tavole familiari e delle occasioni festive.
La Cima è uno dei simboli più autentici della cucina domestica genovese, emblema della pazienza e dell’arte del riuso tipica della tradizione ligure. Prepararla richiede tempo, manualità e un rituale quasi familiare: cucire la tasca di vitello, controllare la cottura, lasciarla riposare sotto peso. Per i genovesi rappresenta il gusto della festa e delle riunioni di famiglia.
Le origini della Cima risalgono almeno al XVIII secolo, quando le famiglie genovesi iniziarono a farcire la tasca del vitello con ingredienti disponibili in casa, creando un piatto ricco ma ingegnoso. Nel tempo la ricetta si è codificata con l’uso di uova, bietole, pinoli, formaggio e aromi come la maggiorana. È diventata celebre anche nella cultura popolare ligure, citata in letteratura e celebrata come uno dei piatti identitari della città.
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