Il ricercatore materiale osserva una città partendo dalle materie che la caratterizzano: metalli, fibre tessili, prodotti agricoli.
A L’Aquila questo sguardo porta a tre ambienti fondamentali del territorio: • le montagne e la pastorizia • le botteghe artigiane • l’altopiano agricolo di Navelli
Gli oggetti del percorso — rame battuto, merletto, campanacci e zafferano — raccontano come le risorse locali siano state trasformate in oggetti utili o preziosi grazie al lavoro umano.
Souvenir collegato: oggetto in rame battuto
La lavorazione del rame è una delle tecniche artigianali storiche dell’Abruzzo. Gli artigiani scaldano il metallo e lo modellano con martello e incudine fino a ottenere utensili domestici o oggetti decorativi. 
Tra gli oggetti più diffusi ci sono: • paioli e pentole • mestoli • conche per l’acqua • candelieri e oggetti per la casa
La conca in rame era particolarmente diffusa nei paesi dell’Appennino: veniva usata per trasportare l’acqua dalle fontane pubbliche alle abitazioni. 
Questi oggetti esistono in questa zona perché le comunità montane avevano bisogno di utensili resistenti per cucinare sul fuoco e per le attività domestiche.
Le botteghe artigiane dell’Aquilano hanno mantenuto queste tecniche manuali, trasformando un materiale semplice in oggetti durevoli.
Souvenir collegato: merletto a tombolo
Il merletto aquilano è realizzato con la tecnica a fuselli su tombolo, un cuscino cilindrico su cui i fili vengono intrecciati seguendo un disegno fissato con spilli.
Le testimonianze indicano che già alla fine del XV secolo a L’Aquila esisteva una produzione diffusa di merletti. 
Questa tradizione è collegata alla passamaneria, l’arte di produrre bordure decorative per abiti e tessuti.
Il merletto esiste in questa città per due motivi storici: 1. L’Aquila era un centro commerciale attivo nel Medioevo. 2. Le botteghe artigiane producevano tessuti e decorazioni per abiti e arredi religiosi.
Il risultato è un tessuto leggerissimo, ottenuto solo dall’intreccio dei fili, senza tela di base.
Souvenir collegato: campanaccio pastorale
Le montagne che circondano L’Aquila fanno parte del sistema appenninico del Gran Sasso e della Maiella, territori storicamente dedicati alla pastorizia.
Per secoli i pastori praticavano la transumanza, spostando le greggi tra Abruzzo e Puglia lungo i tratturi.
In questo contesto nasce il campanaccio pastorale.
Il suo funzionamento è semplice: • è costruito in metallo • viene appeso al collo degli animali • il suono permette di localizzare il gregge durante il pascolo.
Ogni campanaccio ha una forma e una tonalità sonora specifica, che aiutano il pastore a riconoscere i diversi animali.
Questo oggetto esiste proprio in territori come l’Aquilano perché l’economia tradizionale della zona era fortemente basata sull’allevamento ovino e sui lunghi spostamenti stagionali delle greggi.
Souvenir collegato: Zafferano dell’Aquila DOP
Lo Zafferano dell’Aquila DOP è uno dei prodotti agricoli più preziosi d’Italia.
La spezia è ricavata dagli stimmi del fiore Crocus sativus, raccolti a mano e poi essiccati. 
La coltivazione è concentrata nell’altopiano di Navelli, vicino a L’Aquila. Qui il terreno carsico e il clima secco favoriscono la crescita della pianta. 
Secondo la tradizione storica, lo zafferano fu introdotto nel territorio nel XIII secolo da un monaco domenicano originario di Navelli che riportò i bulbi dalla Spagna. 
Nel XVI secolo la spezia divenne un prodotto commerciale importante per la città: mercanti europei arrivavano a L’Aquila per acquistarla. 
Oggi il prodotto è tutelato dalla Denominazione di Origine Protetta (DOP), che garantisce la provenienza dai comuni della zona aquilana.
Attraverso questi oggetti si capiscono tre caratteristiche fondamentali del territorio aquilano. • Le montagne hanno favorito la pastorizia, da cui nasce il campanaccio. • Le botteghe artigiane hanno sviluppato tecniche come la lavorazione del rame e il merletto a tombolo. • L’altopiano di Navelli ha creato le condizioni ideali per una coltivazione agricola rara: lo zafferano.
Osservando materiali diversi — metallo, filo tessile e spezie — emerge una stessa logica: gli oggetti della tradizione aquilana nascono dall’incontro tra ambiente naturale e lavoro artigianale.
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